
| Titolo Originale: | Anima |
| Autore: | Wajdi Mouawad |
| Anno: | 2012 |
| Genere: | Narrativa contemporanea – Thriller |
| Editore: | Fazi Editore |
| Collana: | Le strade |
Gli umani sono soli. Malgrado la pioggia, malgrado gli animali, malgrado i fiumi e gli alberi e il cielo e malgrado il fuoco. Gli umani sono sempre sulla soglia. Hanno avuto il dono della verticalità, e tuttavia conducono la loro esistenza curvi sotto un peso invisibile. C’è qualcosa che li schiaccia. Piove: ecco che corrono. Sperano nella venuta delle divinità, ma non vedono gli occhi degli animali che li guardano. Non sentono il nostro silenzio che li ascolta. Prigionieri della loro ragione, la maggior parte di loro non farà mai il grande passo dell’irragionevolezza, se non al prezzo di un’illuminazione che li lascerà esangui, e folli. Sono assorbiti da ciò che hanno sottomano, e quando le loro mani sono vuote, se le portano al viso e piangono. Sono fatti così.
Trama
Una donna assassinata in una casa vuota, distesa in una pozza di sangue nel buio del salotto. Unico testimone, il gatto. È questa la scena agghiacciante che Wahhch Debch si trova davanti una sera, tornando dal lavoro. Quella casa è la sua, quella donna è sua moglie. Accecato dal dolore, assetato di vendetta ma soprattutto in cerca di risposte, l’uomo parte alla caccia del killer. Nel disperato tentativo di trovare una spiegazione al male, sprofonda nelle viscere di un mondo a sé stante, che vive appena sotto la pelle del mondo civile, abbandonato a mafie e traffici di ogni sorta, governato da leggi proprie. È un’esplorazione della natura umana nei suoi lati più oscuri, quella compiuta da Wahhch, un viaggio che lo porterà dalle gelide riserve indigene del Québec, dove le più orribili bassezze si mescolano alla bellezza della cosmologia indiana, fino al Libano, dov’è sepolto il suo tragico segreto, un episodio brutale dell’infanzia che gli ha cambiato per sempre la vita.
Sconvolgente odissea contemporanea, Anima è al tempo stesso un’ardita provocazione letteraria: capitolo dopo capitolo, il filo della narrazione è ripreso da una successione di animali, a partire dal gatto che racconta la scena iniziale. In un atipico bestiario, cani, gatti, topi, serpenti e insetti d’ogni genere si fanno testimoni dell’intera vicenda, immergendo il lettore nella loro percezione della realtà.
La desolante verità che si delinea è una sola: «il cielo non ha visto niente di più bestiale dell’uomo».

Non riuscirò mai a capacitarmi di quanta violenza possa perpetrare l’uomo. Leggere Anima è stato inizialmente difficoltoso, poi ho eretto una barriera tra me e il libro, per poter fruire della storia “a distanza”, come spettatrice distaccata. Solo che per come sono strutturata, questa tattica non è che abbia funzionato sempre.
Il tema della violenza è il fulcro cui ruota tutto il romanzo. Nessuno ha scampo, la violenza incombe su tutto e tutti, vittime e carnefici. E l’uomo ne è il fautore peggiore.
Durante la lettura di un passaggio finale, quando si parla del massacro vissuto dai profughi palestinesi in Libano nel 1982, il cosiddetto Massacro di Sabra e Shatila, volevo lanciare il libro contro il muro, schifata e con la nausea. E la cosa che mi ha fatto più male, è stato pensare che la narrativa forse è stata persino più generosa della realtà.
Io non so se tutta questa brutalità grafica fosse necessaria, se fosse per l’arte o per veicolare un messaggio, se fosse solo pornografia del dolore o che cosa avesse in testa l’autore durante la stesura del romanzo.
So che questo libro non è per tuttə. È disturbante, volutamente. C’è redenzione in fondo al tunnel? Forse consapevolezza, accettazione, ma non speranza.
Dal punto di vista più tecnico, ci sono elementi che non mi hanno convinta: il villain che sembra agire come servo di un destino scritto a favore di trama; il modo in cui vengono scritte le donne in questo libro: figure lontane, vittime violate e senza voce, senza potere d’azione. I personaggi secondari sembrato tutti pescati da un mazzo di carte di un gioco da tavola. Il protagonista sembra avere una speciale connessione con gli altri animali, ma non ci viene detto il motivo.
La peculiarità di raccontare la storia attraverso un bestiario dei tanti animali (attraverso il loro pov) che il protagonista incontra durante il suo cammino è una trovata originale e contribuisce a creare un ritmo serrato, ma non sempre questi pov sono coerenti con gli animali a cui spettano: ad esempio un gatto non vede bene il rosso, quindi sottolineare questo elemento per descrivere la grande quantità di sangue presente sulla scena del crimine è in realtà un’incongruenza.
So che in parte questo libro viene inserito sotto l’etichetta del thriller per via dell’omicidio iniziale, della caccia al killer e per l’epopea vissuta dal protagonista. Anche io, qui sul blog, per convenienza l’ho etichettato così, però per me appartiene molto più ad una narrativa contemporanea che racchiude in sé una forte contaminazione con elementi tragici, mistici e filosofici.
Ad oggi, è già passato più di un mese dal termine di questa lettura, non so dirvi come giudico questo libro.
Mi è piaciuto? La risposta è mi ha raccapricciata. Che poi forse è il vero intento di quest’opera.
Valutazione:
| TRAMA | 3 |
| STILE | 3,5 |
| AMBIENTAZIONE | 4 |
| PERSONAGGI | 3 |
| RITMO | 4 |
Elementi/Tropes:
- omicidio violento
- trauma
- catarsi
Consigliato?
Non a tutti. È un libro molto forte, crudo e violento.
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