
| Titolo Originale: | L’ultimo dei cento |
| Autore: | R. F. Obsydios |
| Anno: | 2026 |
| Genere: | Fantasy |
| Sottogenere: | Dark fantasy |
| Editore: | Armenia Libri |
| Collana: |
«Ho fatto del male, in passato, ma solo a gente che se lo meritava.»
«Sono sicuro che fosse così» aggiunse Ridos. «Ma ricorda, Tristan, che il Male, per esistere, ha bisogno di una buona giustificazione. E noi tutti ci nutriamo di buone giustificazioni.»
Trama
Sono passati quattro secoli dallo Spaccarsi di Dio. Da quando la terra si aprì permettendo a cento Esseri immortali di solcare il nostro mondo. Convinti di operare secondo la volontà di Dio, gli Emissari e i loro enormi Raiki hanno distrutto gli antichi regni degli uomini, e ne hanno costruiti di nuovi, generando guerre e terrore.
Io sono figlio di questo terrore. Il mio nome è Tristan, e sono un orfano, uno schiavo. La mia vita è distrutta già dalla nascita, e la colpa è tutta loro. Ora mi trovo qui, imprigionato nella fortezza di Lord Grond, l’Emissario più mostruoso dei Cento, costretto a raccontare ai suoi servi la storia del mio viaggio con Lei. Lei mi ha ingannato. Lei mi ha tradito. E io non le devo niente. Nessun Emissario, nemmeno Lei, merita il mio silenzio.
Devo raccontare. Devo guadagnare tempo.
Devo fuggire.

L’ultimo dei cento è il romanzo d’esordio del giovane autore italiano Riccardo Freddara, in arte R. F. Obsydios.
Ho acquistato questo titolo in digitale perché molto attirata dalla trama e, lo ammetto, anche per via dell’hype. L’autore è un content creator con un discreto seguito sui social, e sui suoi profili tratta di libri fantasy che spesso appartengono ai sottogeneri dark, grimdark e epic. Da amante del genere, volevo leggere la sua storia.
Mi sarebbe piaciuto molto portarvi qui una recensione entusiasta del romanzo. So che è un esordio, e so bene che il fantasy italiano, già vilipeso abbastanza, non ha bisogno di ulteriori critiche negative. Eppure, per quanto io avessi voluto, non posso farne una recensione positiva. Perché questo libro non mi è piaciuto granché.
La storia è ambientata in un continente che ha subito un cataclisma, una frattura forse, da cui sono emersi degli esseri sovrannaturali dotati di grandi poteri che vengono chiamati Emissari. Gli Emissari avrebbero dovuto aiutare gli uomini a portando pace e ordine nel paese, ma si sa, il potere corrompe. Così il mondo abitato dal nostro giovane protagonista è una cloaca di escrementi, villaggi bruciati, corpi ammassati e tanti altri elementi tipici dei grimdark.
Il racconto inizia con il protagonista, Tristan, che narra la storia del viaggio – durato poco più di una settimana – al suo carceriere. Un viaggio che l’ha portato a trovarsi in quella situazione di merda – per evocare le vibes del libro.
Avete pensato subito a Gabriel de Leon? Ecco… questo è stato uno dei primi campanelli d’allarme.
Però, essendo un esordio, ho preferito continuare la lettura mettendo a tacere quella vocina prevenuta nella mia testa. Solo che ho trovato un libro con un buon potenziale e tanta inesperienza.
Tristan è fisicamente molto forte e anche arrabbiato – ci viene ripetuto troppe volte quanto sia arrabbiato – ma le motivazioni per cui viene scelto dalla personaggia femminile bellissima e potentissima, non reggono molto. L’autore prova a darne una spiegazione sul finale, ma a me è sembrata troppo tirata.
Il resto della crew che si aggiunge alla spedizione serve un po’ per somministrare le informazioni sul worldbuilding, un po’ a farci capire che questi Emissari così infallibili non lo sono. Anche il villain è particolarmente prodigo di informazioni, sul finale dice praticamente tutto in un confronto che non lascia molto spazio alle abilità deduttive del lettore.
Mi spiace aver rilevato incongruenze, passaggi affrettati e alcune scelte di trama debolucce. Non voglio fare spoiler, ma qui si passa dall’essere enemies sconosciuti al “ti amo” e di nuovo al “ti odio” in dieci giorni. Ora, capisco il ritmo della narrazione, ma dire di far provare un sentimento così forte come l’amore in un arco narrativo così breve, per me non è risultato credibile.
Ma qualche elemento positivo ci sarà stato? Sì, le creature animali magiche, i Raiki. Le ho trovate una variante affascinante ai draghi. Interessante anche la capacità degli Emissari di poter far apparire armi generando tessuto osseo, un po’ come Wolverine, chiamata Espansione. Buono anche il ritmo del racconto.
Insomma, se volete dare un’opportunità a questo testo, dategliela ma non aspettatevi molta originalità. Si sentono molto, troppo, gli influssi di altri autori, e invece io avrei voluto sentire di più la voce dell’autore.
Il finale rimane aperto ad un seguito, per cui probabilmente questo romanzo sarà il primo di una saga. Spero davvero tanto che il secondo veda una crescita autoriale e sia strutturato meglio, perché il potenziale c’è.
Valutazione:
| TRAMA | 2 |
| STILE | 2,5 |
| AMBIENTAZIONE | 2 |
| PERSONAGGI | 2 |
| RITMO | 2,5 |
Elementi/Tropes:
- narratore imprigionato
- tradimento
- morally grey female character
Consigliato?
Nì. Stile poco personale e con troppi riferimenti ad altre opere. Worldbuilding da esplorare meglio e personaggi mossi da motivazioni poco credibili.
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