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L’Impero del Vampiro

Titolo OriginaleEmpire of the Vampire
Autore:Jay Kristoff
Anno:2021
Genere:Fantasy
Edizione:Mondadori Oscar Fantastica

«TUTTO COMINCIÒ CON la tana di un coniglio» [..] «Mi sembra buffo» sospirò «rievocare tutto quanto. Dietro di me c’è una pila di cenere tanto alta da poter toccare il cielo. Cattedrali in fiamme, città in rovina, tombe che traboccano di devoti ed empi, e fu lì che cominciò davvero tutto.»

Trama:

Gabriel de Leon è tante cose: un Santo d’argento, un cacciatore di vampiri consacrato all’unica fede, un marito ed un padre amorevole, un drogato, un bastardo, un guerriero, un uomo sconfitto dalla vita. A 32 anni si trova prigioniero del nemico ed inizia a raccontare la propria storia, sul continente che da 27 anni non vede più la luce del sole e che ora viene spartito a suon di battaglie e morte tra le quattro casate nobili di vampiri.

L’Impero del Vampiro è il romanzo fantasy più pulp che abbia mai letto sino ad ora. Non ho una definizione migliore per questo tripudio di sangue, sbudellamenti, bestemmie, crisi d’astinenza, combattimenti e dialoghi sopra le righe.

Con tanto di dialoghi alla Full metal jacket e combattimenti alla Kill Bill, quest’epopea di 720 pagine è un concentrato di testosterone combinato a delicati momenti emotivi e toccanti.
È il primo romanzo di quella che molto probabilmente si rivelerà una trilogia, e rispetto alla saga di Nevernight, L’Impero del Vampiro è un romanzo più adulto, sia per i temi trattati che per il linguaggio usato dall’autore.

Tutta la storia viene narrata in prima persona da Gabriel de Leon, il protagonista, attraverso l’espediente narrativo del dover raccontare il proprio passato affinché questo venga registrato da uno scrittore a servizio della propria regina vampira.
Ci sono quindi tre filoni narrativi, quello presente con Gabriel che racconta, un passato risalente a circa 3 anni prima del presente, ed un passato più remoto – parliamo di 16 anni addietro.

Tra gli elementi utilizzati da Kristoff c’è una fortissima componente religiosa, facilmente paragonabile al cristianesimo, e la perdita della fede da parte del protagonista. Come vi dicevo, l’autore oltre a non risparmiare bestemmie e imprecazioni, critica fortemente l’istituzione chiesa ed i suoi adepti.

La seconda copertina double face dell’edizione Oscar Fantastica Mondadori

Il romanzo parte subito – passatemi l’espressione, ma è la più appropriata – a cazzo duro, ma la parte finale acquista pathos e credibilità, lasciando al lettore la voglia di iniziare il volume successivo.

Il world building è funzionale, un continente frastagliato da numerosi fiumi (che i vampiri non possono attraversare), creature magiche legate alla cultura popolare tra cui vampiri, licantropi, fatati e misteriosa magia del sangue. Niente quindi di particolarmente innovativo, ma tutti gli elementi funzionano bene tra di loro.

Lo so che volete sapere come sono i vampiri di Kristoff e, tranquilli non si tratta di spoiler in quanto l’autore stesso l’ha dichiarato fin da subito, sono dei mostri. Non-morti viventi spietati, assetati di sangue, potere e vendetta. Sicuramente non luccicano e non si innamorano di ingenue ragazzine. È interessante la creazione delle quattro casate principali ciascuna dotata dei propri poteri.

Il linguaggio usato nel libro combina una prosa molto elegante, evocativa e dinamica a dialoghi degni dei peggiori bar di Caracas, il contrasto è molto forte.

I personaggi sono credibili e ben strutturati, ciascuno con la propria connotazione socio-culturale, linguaggio e modalità d’azione. Forse l’unico aspetto a lasciarmi perplessa è stato il far vivere e parlare i personaggi adolescenti come se fossero già adulti.

Vorrei aggiungere molto di più ma rischierei di rasentare gli spoiler, per cui mi fermo qui. In conclusione il romanzo mi ha intrattenuta, l’ho trovato tutto molto sopra le righe riconoscendo in pieno lo stile di Jay Kristoff, lo consiglierei agli amanti del genere grimdark, dell’horror e dei fantasy più maturi.
Non aspettatevi il romanzo della vita ma, un’opera che seppure con i suoi difetti e i dialoghi a tratti cringe, scorre via molto velocemente regalando al lettore un festival del Mai una gioia unito allo spariamo sulla Croce Rossa.

Ps. In Nevernight non fa mai notte, qui son 27 anni che non si vede il sole… Non è un po’ ripetitivo? E poi, Jay, che problemi hai con i cavalli?

Pps. Spendo solo due parole per fare i complimenti all’edizione. Bella la grafica, le illustrazioni presenti all’interno del romanzo, carta e rilegatura ottime e la copertina italiana è double face (inglese / americana).

TRAMA 3,5
PROSA4
AMBIENTAZIONE 3,5
PERSONAGGI4
RITMO4
Gradimento da 1 a 5

Consigliato? Ad un pubblico maturo e forte di stomaco

Classificazione: 4 su 5.

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