
| Titolo Originale | Elbrus |
| Autore: | Giuseppe Di Clemente e Marco Capocasa |
| Anno: | 2020 |
| Genere: | Fantascienza |
| Edizione: | Armando Curcio Editore |
Inspirò profondamente. Sentiva il bisogno di assorbire tutto, il contrasto fra metallo e natura, fra cielo e terra, fra mente e cosmo. Tutto aveva un giusto posto nello scorrere delle cose e in quel preciso istante i suoi pensieri non gli appartenevano più.
Trama:
Pianeta Terra, 2113. Il surriscaldamento climatico ha prodotto nuovi cicli migratori, le risorse terrestri scarseggiano e l’uomo che pone le basi per la colonizzazione dello spazio, si trova di fronte ad un grande ostacolo: la natura umana stessa che non riesce ad adattarsi alla sopravvivenza al di fuori dell’atmosfera terrestre. Ma la soluzione è dietro l’angolo e viene da un altro sistema solare, dalle cui profondità siderali, decine di anni più tardi, un messaggio risveglierà il Viaggiatore e con lui tutti i suoi simili.

Elbrus è il romanzo fantascientifico scritto a quattro mani da Giuseppe Di Clemente e Marco Capocasa. Ci tengo a sottolineare che per me è stata la prima lettura propriamente fantascientifica, per cui ho approcciato questo romanzo da neofita del genere.
Non è stato immediato entrare in sintonia con la storia ed i personaggi, un po’ perché mi sono ritrovata catapultata in un futuro molto tecnologico senza che avessi fatto molta pratica con altri viaggi immaginari precedenti, un po’ per via della struttura molto corale del romanzo, che presenta davvero un cospicuo numero di personaggi e di situazioni.
Dal punto di vista strutturale, il romanzo segue appunto diversi personaggi e due linee temporali principali, una ambientata nel 2113 e l’altra nel 2155, anno d’apertura della storia. La prima impressione è stata quella di trovarsi di fronte ad un romanzo piuttosto nozionistico ma dopo pochi capitoli la narrazione ha preso il sopravvento catturandomi all’interno della storia.
È difficile analizzare la trama senza creare spoiler, posso però dirvi quanto siano stati abili gli autori nel trattare differenti tematiche, scientifiche e non. La sensazione che mi ha accompagnata per tutta la lettura è stata quella di percepire una solida base di competenze e ricerche sul quale gli scrittori hanno costruito la storia. Mi sono lasciata condurre in questo viaggio avanti nel tempo e dopo poco l’immaginazione e le parole degli scrittori, hanno creato le varie ambientazioni presenti nel romanzo.
Elbrus è davvero un cocktail riuscito, ricco di tanti ingredienti: abbiamo la problematica di fondo rappresentata dal surriscaldamento globale, che spinge l’umanità alla ricerca di una nuova possibilità di preservare la razza umana; c’è una forte componente tecnologica composta da auto a levitazione e intelligenze artificiali; troviamo progetti scientifici bio-genetici e basi spaziali segrete; una popolazione aliena molto interessante e, anche la trattazione di tematiche morali e sulla sanità mentale.
Ho trovato molto credibili i personaggi e le loro evoluzioni mentre se dovessi sottolineare l’unico elemento che non mi ha convinto, vi direi che non ho apprezzato molto una parte del finale che ho trovato un po’ forzata e avventata, come se la volontà fosse stata quella di voler chiudere in fretta la storia, troncandola di fatto bruscamente.
In sintesi Elbrus è stata una bellissima “prima volta” con il genere sci-fi, mi ha intrattenuta ed emozionata, mi ha messo di fronte a riflessioni importanti e questioni morali di grande spessore. Il futuro presentato in Elbrus è tristemente verosimile a quello che potrebbe accadere al nostro pianeta se il problema del cambiamento climatico non verrà seriamente preso in considerazione e bloccato per per tempo, non solo dai grandi che governano le nazioni ed i mercati, ma da tutti gli esseri umani che abitano la Terra.
“There’s no planet B”.
| TRAMA | 3,5 |
| PROSA | 4 |
| AMBIENTAZIONE | 4 |
| PERSONAGGI | 3 |
| RITMO | 3 |
Consigliato? A chi ama lo sci-fi, gli alieni e le grandi storie.
Ringrazio infinitamente Marco Capocasa per avermi inviato la copia del suo romanzo, l’ho apprezzato molto e auguro davvero che questo possa raggiungere un grandissimo pubblico.
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