Graphic Novel, Recensioni

Maus

Titolo Originale:Maus I, Maus II
Autore:Art Spiegelman
Anno:1973-1986
1986-1991
Titolo in Italiano:Maus
Genere:Graphic Novel
Edito in Italia da:Einaudi


«Sapevamo… Che ci uccidono con gas e poi buttano in forni. Era il 1944… Sapevamo tutto. E eravamo qui.»

Trama: Art Spiegelman, figlio di Vladek Spiegelman, si fa raccontare dal padre la storia della sua famiglia durante la seconda guerra mondiale e, delle terribili esperienze vissute nel campo di concentramento di Auschwitz.

Ci sono dei libri che tutti dovremmo leggere almeno una volta nella vita, Maus è uno di quelli. Sembra impossibile raccontare gli orrori dell’Olocausto attraverso i fumetti eppure, Spiegelman riesce a farlo con una potenza disarmante.

In Maus troviamo due linee temporali. La prima segue gli avvenimenti del presente in una New York degli anni ’80 in cui Art, giovane fumettista, decide di voler raccontare la storia di suo padre Vladek. Incontro dopo incontro, tra i due il difficile legame padre-figlio trova una sua dimensione, un percorso quasi terapeutico che consiste nel raccontare e nell’ascoltare. La seconda linea temporale è il racconto vero e proprio di Vladek. Inizia in Polonia a metà degli anni ’30 e termina con la fine della guerra in Germania.

Ascoltando il racconto di Vladek, scritto con una sintassi volutamente semplificata, volta a richiamare la costruzione grammaticale delle frasi da parte di persone provenienti dall’est dell’Europa, sembra di sentire davvero la sua voce che parla al lettore.
Ogni evento, ogni scena, sono raccontati senza troppi orpelli ma, senza tralasciare dettagli importanti. È vita vissuta, sulla pelle, sulla carne, e si sente.

Il linguaggio, così come i disegni, è semplice. Credo che uno dei punti di assoluta forza di Maus, oltre agli eventi raccontati, sia proprio questo. È un libro che non vuole essere una lezione di storia o di etica ma, non si fa scrupoli a raccontare scene raccapriccianti successe davvero all’interno dei pogrom o dei campi di concentramento. La condanna dell’Olocausto qui non è filosofica, è quello che ha segnato per sempre l’esistenza della famiglia dell’autore.

Maus perché l’intera storia viene illustrata usando delle allegorie: gli ebrei sono rappresentati dai topi, i tedeschi dai gatti, i polacchi dai maiali, gli americani dai cani e così via. I simboli del nazismo però, sono disegnati in modo fedele agli originali storici, tant’é che in copertina la svastica delle SS si staglia inesorabile sopra le teste dei topi/genitori di Spiegelman.

So di non potermi dilungare troppo ma, una breve analisi la meritano sicuramente i personaggi. Da una parte troviamo Vladek, una figura immensa: un uomo “furbo” che grazie alla sua intelligenza ed alla capacità di fare affari leciti e non, è riuscito a sopravvivere al nazismo. La guerra e la deportazione, la fame subita e gli orrori vissuti però, lo hanno segnato per sempre. Anche a distanza di 40 anni vive risparmiando risorse e denari, dando molta importanza ai propri averi e non concedendosi mai piccole spese che a noi potrebbero sembrare sciocchezze, come prendere un caffè al bar.

Vladek è anche un marito innamorato della propria moglie (la prima), anche ad Auschwitz cerca di aiutarla e migliorare le sue condizioni di vita – rischiando chiaramente la propria.

Ed infine è anche una figura paterna, di quelle troppo grandi ed ingombranti cui a volte sembra impossibile rapportarsi.
Ho ammirato tantissimo Spiegelman per la capacità con cui è riuscito a dipingersi e raccontarsi, con tono molto spesso autocritico e onesto. La figura materna invece, Anja, appare sempre come “un’immagine sacra”, bellissima ma remota, sconosciuta anche all’autore stesso che non riesce, con sua grande tristezza, a darle voce.

Concludo dicendo che Maus è un’opera moderna che davvero dovrebbe appartenere alla cultura popolare. Tutti dovremmo conoscerlo ed averlo letto perché tutti noi dobbiamo sapere, ricordare quello che è stato. Quello che l’odio razziale, la paura e le politiche estremiste hanno portato, 15-17 milioni di persone morte per l’Olocausto in soli 12 anni.
Il genere umano, gli uomini e le donne di allora, sono stati capaci di compiere tutto ciò. E anche oggi, in questo esatto momento, ci sono minoranze che subiscono violenze altrettanto indicibili. La domanda quindi non è “perché?” ma, “come far sì che tali orrori non si ripetano?”.

Consigliato? Assolutamente sì

Classificazione: 5 su 5.

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